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Forza Italia Il Popolo della Libertà

Proposte

interrogazione su assistenza psiconcologica

 Pubblicato il 21/07/2014

Interrogazione a risposta scritta 4-05286
presentato da
SAVINO Elvira
testo di
Mercoledì 25 giugno 2014, seduta n. 252
ELVIRA SAVINO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la psicooncologia è la branca della psicologia e della psicoterapia clinica che studia e si prende cura, all'interno dell'organizzazione socio-medico-sanitaria, della qualità di vita e degli aspetti patologici cognitivo-comportamentali della persona malata;
i primi moti di questa disciplina nascono già negli anni Cinquanta, quando negli Stati Uniti nascono le prime associazioni di pazienti laringectomizzati, colostomizzati e di donne operate al seno;
il primo servizio in tal senso, che si proponeva di assistere psicologicamente i malati di cancro, nasce proprio in questo periodo al «Memorial Sloan-Kettering Center» di New York;
in Italia, le prime tracce risalgono agli anni 70. Nel 1980 viene istituito presso l'istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova il primo servizio di psicooncologia;
il 25-30 per cento delle persone colpite da cancro presenta problemi di ordine emozionale, che nella maggior parte dei casi non vengono colti e presi in giusta considerazione;
circa il 20 per cento dei pazienti di cancro mostrano i sintomi di una depressione, che spesso non viene diagnosticata;
almeno un malato di cancro su tre ha bisogno di un sostegno psicologico, il numero di quanti lo chiedono è in crescita, ma ancora troppo pochi lo ottengono;
sappiamo che i fattori psicologici (cognitivi, emozionali e motivazionali) influiscono sulla salute fisica delle persone e incidono sempre, in maniera diretta o indiretta, sui disturbi e le malattie;
la malattia, a sua volta, si ripercuote sullo stato psicologico. Ciò aumenta l'importanza di prendersi cura dell'aspetto psicologico del paziente in caso di malattie come il cancro;
sebbene in Italia la situazione sia migliorata rispetto ad alcuni anni fa, è ancora evidente una marcata disomogeneità dei servizi di psicooncologia sul territorio nazionale;
la maggior parte dei 300 servizi presenti nel nostro Paese infatti è nel Nord Italia (il 56 per cento);
a scattare la fotografia di questa situazione è l'ultimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, presentato nei giorni scorsi dalla Federazione Italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), che contiene il resoconto del più recente censimento della Società italiana di psicooncologia (Sipo);
secondo il rapporto, circa la metà dei servizi di psicooncologia risulta attiva in strutture non pubbliche e nella stragrande maggioranza dei casi (71,3 per cento) non si tratta di unità dedicate, che assicurino una continuità assistenziale, ma il lavoro viene svolto da gruppi o da singole figure professionali all'interno di reparti di oncologia medica, ematologia, radioterapia o alle dipendenze di direzioni sanitarie;
a questi problemi va aggiunta la scarsezza di risorse economiche, la mancanza di spazi adeguati e la precarietà della figura dello psicooncologo, sia in termini di lavoro, precario appunto, sia di profilo professionale;
secondo Anna Costantini, presidente Sipo e responsabile del servizio di psicooncologia dell'ospedale Sant'Andrea-Sapienza-università di Roma, rispetto al primo censimento effettuato nel 2005 in Italia da Sipo e Favo, in collaborazione con l'istituto Superiore di Sanità, la situazione è in parte migliorata, con un incremento delle attività psicooncologiche e dei relativi servizi;
ma la realtà del nostro territorio resta assai difforme e certamente non in linea con gli obiettivi da raggiungere;
dalle ultime rilevazioni è emerso che ben il 62 per cento del personale che opera in psicooncologia è precario;
un terzo degli operatori è costituito da specializzandi in tirocinio e frequentatori volontari, mentre un ulteriore terzo è formato da personale a contratto (con borse di studio o contratti a progetto specifico);
nella maggior parte dei casi (57 per cento) questo tipo di assistenza al malato ricade su una singola figura professionale, piuttosto che fare capo a un’équipe di lavoro;
la rivelazione del disagio psichico deve entrare a far parte della prassi terapeutica e ogni centro dovrebbe istituire un comitato multidisciplinare atto a verificare gli standard di cura e la loro osservanza –:
se il ministro interrogato non ritenga di dover avviare uno tavolo di concertazione con gli esperti del settore per la formulazione di precisi standard d'intervento e per l'identificazione di criteri formativi;
quali iniziative intenda assumere al fine di assicurare su tutto il territorio nazionale la creazione e il buon funzionamento di servizi clinici per la cura globale del paziente, comprensive di figure professionali specializzate per l'assistenza psicooncologica. (4-05286)